Se sei chi dici di essere, allora provalo. Fai un miracolo!

Brani scelti da “Il Visitatore” di Eric-Emmanuel Schmitt.

Il Visitatore è una commedia teatrale del 1993 scritta dal drammaturgo e saggista Eric-Emmanuel Schmitt che mette in scena, sullo sfondo della Vienna del 1938 occupata dai nazisti, la storia di un Sigmund Freud che, solo nel suo appartamento, nel bel mezzo di una crisi si ritrova di fronte un visitatore misterioso, apparso dal nulla.

Il Visitatore, vestito da vagabondo e con l'aria da folle, dice di essere Dio. La commedia alterna momenti di “cedimento” del razionalismo di Freud a momenti di dubbio. Il cuore si apre, la mente mette i suoi paletti. Freud vorrebbe credere che quell'uomo è davvero Dio, ci spera. Si lascia quasi convincere... ma se, invece, questo visitatore non fosse altro che uno dei tanti pazienti venuto a cercare l'aiuto del dottore?

Ne riporto qualche dialogo tratto dall'intreccio principale, nella speranza possano essere di stimolo a chi legge.

Il presunto pazzo è molto convincente. Sa cose su Freud che nessun altro potrebbe sapere, conosce i suoi pensieri, il turbamento interiore provato fin da quando era bambino.

VISITATORE – E hai anche pensato, ma questa volta senza formularlo: “Il mondo è questa grande casa vuota dove nessuno risponde quando io grido”. Io sono venuto a dirti che è falso, Freud: c’è sempre qualcuno che ascolta. E che viene. [...]
Certo, Freud, lo so: tu non credi in me. Il dottor Freud è un ateo. E' un grande, un magnifico ateo; un ateo che converte, un catecumeno della miscredenza.

FREUD - Ma perché venire qui, da me? Perché non andare da un parroco, da un rabbino?

VISITATORE - Niente di più noioso che discorrere con un ammiratore. Poi non sono così sicuro che un prete mi saprebbe accogliere meglio di lei: quella gente è così abituata a parlare, ad agire, a distribuire consigli in nome mio.. .mi sentirei di disturbare, sa?

Freud è quasi convinto. Entra in scena un ufficiale della Gestapo, che dopo varie minacce e ricatti allo psicanalista, dice di essere alla ricerca di un pazzo fuggito dal manicomio che alcuni del quartiere hanno visto introdursi nel condominio. La notizia pare gettare una nuova luce sul misterioso visitatore.

FREUD - Bravo: lei mi ha proprio mentito, giovanotto. Ma non gliene voglio, sa? AI contrario: mi sento come liberato da una sofferenza, come se mi avessero tolto una spina.

VISITATORE - Avere il dubbio!

FREUD - Vede, qui non ci siamo che noi due soli. Ciascuno col proprio dolore. Ecco perché Dio non esiste. Il cielo è del tutto vuoto sulla sofferenza degli uomini.

VISITATORE - Lo crede davvero?

FREUD - Sì, la ragione ha messo in fuga i fantasmi. D'ora in avanti non ci saranno più santi ma medici. E' l'uomo che ha preso su di sé l'uomo, curandolo.

VISITATORE - E mi dica: poco fa lei davvero ha creduto che io fossi…

FREUD - Avevo perso il controllo. Ho passato tutta la mia vita a difendere le intelligenze contro l'idiozia, a prendermi cura degli altri. E l'ho fatto senza prendermi un respiro, senza soste. Tutto ciò a cosa mi dà diritto? lo speravo in una morte secca, rapida, e ho diritto, invece, all'agonia. Mille volte io avrei potuto mormorare il nome di Dio: mille volte avrei potuto assaporare il miele della consolazione: credere in Dio mi darebbe il coraggio di soffrire e di affrontare la morte. Ma ho sempre resistito: era troppo facile! Ad esempio: poco fa stavo per cedere, ma era la paura a pensare per me.

VISITATORE - Insomma, lei non vuole credere in Dio perché le farebbe bene.

FREUD - lo non credo in Dio perché tutto in me chiede di credere. Non credo in Dio perché vorrei credere, non credo in Dio perché sarei felice di credere.

VISITATORE - Ma mio buon Freud, se questo desiderio c'è, perché reprimerlo? Perché censurarlo?

FREUD - Perché è un desiderio dannoso.

VISITATORE - Dannoso a chi?

FREUD - Alla verità. Non posso lasciarmi ingannare da un'illusione. L'uomo sta in un sotterraneo, al buio. Per luce non ha che una torcia fatta con stracci, e un po' d'olio; sa che la fiamma non durerà a lungo. Chi crede cammina sicuro di arrivare in fondo ad un tunnel, dove si spalancherà per lui la luce. L'ateo sa che non ci sono porte, che non c'è altra luce se non quella accesa da lui, per astuzia, e che in fondo al tunnel non troverà altra fine che la sua, la propria fine. Allora si accorge che il buio e la notte sono terribili, spietati, ma continua a camminare. Il dolore si fa più doloroso, la paura più paurosa, e la morte definitiva. La vita, poi, non gli sembra altro che una malattia mortale.

VISITATORE - Ma il suo ateo è un uomo veramente disperato, Freud.

Ed ecco arrivare la domanda che tutti, chi più chi meno, coviamo dentro: “Dio, perché permetti il male?”

FREUD - Comunque meglio per lei che sia quello che è, cioè un impostore. Perché se fosse Dio. .

VISITATORE - Se fossi Dio?

FREUD - Se fosse Dio avrebbe scelto una gran brutta giornata per venire qua da me. Se avessi Dio, questa sera, davanti a me...

VISITATORE - Avanti, che cosa farebbe se avesse Dio, stasera, davanti a sé?

FREUD - Gli chiederei il conto!

VISITATORE - Che cosa gli chiederebbe?

FREUD – Sì, insomma, gli chiederei che Dio metta il naso fuori dalla finestra, una buona volta. Lo sa Dio che il male corre per le strade, con stivale di cuoio, con sperone di ferro, a Berlino, a Vienna, e presto in tutta Europa? Lo sa Dio che l’odio ha, ormai, un suo partito, un odio che riassume tutti gli odi, l’odio per gli ebrei, l’odio per gli omosessuali, l’odio per chiunque la pensi diversamente…
Se avessi Dio qui, davanti a me, stasera, lo accuserei proprio di questo: di false promesse.

VISITATORE - False promesse?

FREUD – Sissignore, false promesse. Perché il male è solo una promessa che non viene mantenuta. Che cos’è la morte se non la promessa smentita di quella vita che corre nel mio sangue, nella mia pelle? Perché quando io mi abbandono a questa ebbrezza della mente, è tanta la felicità di esistere che io non mi sento mortale!... La morte non sta da nessuna parte in me: non sta nel mio ventre, nella mia testa: io non l’avverto in nessun modo questa benedetta morte, ne so soltanto per conoscenza ricevuta, per sentito dire. Se non ne avessero parlato altri, non avrei mai pensato, io, di dover morire. Perché morire? Io, da solo, ero partito per un grande, un meraviglioso viaggio, mi credevo immortale, eterno... E il dolore? Che cos’è il dolore se non la smentita dell’integrità del corpo? Questo corpo che è nato per correre, per godere... eccolo là, invece: ferito, distrutto, spappolato. E il vero dolore non si vede nella carne, perché la vera ferita è quella che va giù, dritta, nell’anima. Ma il male più grave, la vera somma dei mali cui una vita intera non riesce a dare consolazione, è la dote di pensiero gretta, limitata, resa imbecille dalla stessa intelligenza. Parrebbe che Dio ce l’avesse donata soltanto perché ne saggiassimo la pochezza: ci ha fatto assetati, e poi non ci ha dato acqua per placare tanta sete. Noi non sappiamo nulla, non conosceremo mai grandi cose, mai!
[...]
Dovevo essere un imbecille! Ecco, così non avrei sperato in niente. Se Dio fosse contento di questo mondo che ha fatto non sarebbe Dio. O sarebbe un Dio crudele, un tiranno che vuole l'infelicità dell'umanità. Meglio per lui sarebbe non esistere affatto. In fondo invece che un Dio non sarebbe altro che il demonio...
[...]
Se avessi Dio io, qui, davanti a me, stasera, mentre il mondo piange e mia figlia è tra le grinfie della Gestapo, io non potrei che dirgli: "Tu non esisti! Se tu sei un potente come dicono, allora sei un malvagio.. ...ma se tu non sei un malvagio, se non sei un potente scellerato.. ..allora non sei un Dio all'altezza di Dio... e non è necessario che tu esista! Alla fine tu non sei altro che un'ipotesi inutile!

VISITATORE - Se tu potessi vedere come me, in anticipo, il nastro degli anni a venire, saresti anche più violento. Ma rivolgeresti la tua accusa al vero responsabile. Se tu vedessi più lontano! Questo secolo sarà uno dei più singolari che la terra abbia mai avuto. Lo chiameranno il secolo dell'uomo, ma sarà il secolo di tutte le pestilenze. Quella che comincia già ad affiorare sui muri di Vienna, e di cui non vediamo che i primi bubboni, presto ricoprirà il mondo intero e non incontrerà alcuna resistenza. La cacciano via di qui, dottor Freud: si reputi fortunato. Ma degli altri? Amici, sorelle, discepoli, tanti altri innocenti saranno tutti uccisi, decine su decine, migliaia e migliaia su migliaia, in bagni dove le docce sprigioneranno gas anziché acqua. Saranno gli stessi fratelli a raccogliere i corpi dei fratelli, a gettarli nelle fosse comuni... lo sa che i nazisti faranno persino sapone con il loro grasso? Non è strano che ci si voglia lavare il culo con ciò che si odia tanto? Ci saranno altre pestilenze, ma all'origine sarà sempre lo stesso virus, quello stesso virus che impedisce a te di abbandonarti un po': orgoglio!
Mai l'orgoglio umano sarà così illimitato: sostituire Dio! Fare piazza pulita di tutto ciò che non si conosce, essere padroni! Mai come in questo secolo questa follia si impossesserà di voi.
Padroni della natura: insozzerete la terra, tingerete di nero le nuvole.
Padroni della materia: farete tremare il mondo!
Padroni della vita: Sceglierete i vostri figli sui cataloghi...
Padroni del vostro corpo: avrete tanta paura della morte e della malattia che cercherete di resistere ad ogni costo, finirete non per vivere, ma per sopravvivere, anestetizzati come ortaggi da serra...
Padroni della morale: vi crederete che siano gli uomini a farne le leggi, e che tutto ha un valore. Perciò niente ha valore. Allora il vero Dio, Freud, sarà il denaro. Il denaro, l'unico che resisterà. Ovunque, nelle città, gli dedicheranno dei templi. E nell'assenza di Dio anche il pensiero sparirà! Da principio sarete felici di aver ucciso Dio perché, caro Freud, se nulla è dovuto a Dio, allora tutto torna: l'uomo ignorerà l'angoscia e sarete fieri della vostra intelligenza. Mai la storia conoscerà una filosofia tanto cupa e altrettanto soddisfatta, il mondo intero sarà privo dì luce. Quando un ragazzino, in una sera di incertezza - come tante ce ne sono alla sua età - domanderà "Ditemi, per favore, qual è il senso della vita?" nessuno potrà rispondere, Freud. Questo sarà il risultato: voi, i grandi di questo secolo, spiegherete l'uomo con l'uomo e la vita con la vita, ma che cosa sarà l'uomo? Sarà un pazzo, un pazzo sprangato dentro a una cella, che gioca una partita a scacchi tra il proprio inconscio e la propria coscienza. Dopo di te l'umanità sarà definitivamente sola, nella sua prigione.

Troppo razionale e lucido per essere un pazzo. Il dubbio riaffiora ancora nella mente di Freud che, da bravo scienziato, cerca evidenze per trovare una risposta.

FREUD - Benissimo, lei dice di essere Dio. Lo provi.

VISITATORE - Scusi?

FREUD - Se lei è Dio lo provi. lo credo soltanto in quello che vedo.

VISITATORE - lei mi vede

FREUD - No. lo vedo soltanto un uomo. Faccia un miracolo.

VISITATORE – Freud! ll dottor Freud, una delle più grandi menti nella storia dell'umanità, mi chiede un miracolo? E ditemi, amico mio, in che foggia vuole che le appaia? In uno sciacallo? No, no: in Giove! Giove seduto su un trono di nuvole! lo credevo di dover dedicare i miei miracoli solo agli imbecilli.

FREUD - Gli imbecilli fanno miracoli dappertutto. Troppi per ingannare uno scienziato. E' un vero peccato che Dio non abbia mai voluto far miracoli alla Sorbonne, oppure in un laboratorio.

VISITATORE - Il vero miracolo sarebbe che lei credesse un po' in me.

FREUD - Un miracolo.

Il visitatore acconsente e con un bastone sfoggia un normalissimo trucchetto da prestigiatore. Freud su tutte le furie fa per cacciarlo quando rientra l’ufficiale della Gestapo a informare che il matto è stato ritrovato e ricondotto al manicomio…

FREUD - Perché è venuto?

VISITATORE - Non per convertirla. [...] non li legge mai i suoi libri?

FREUD - Cosa?

VISITATORE - Dovunque io vada non incontro altro che me stesso, le mie creature. Nella loro presunzione gli uomini non pensano mai che Dio si trovi sempre in loro compagnia.

Da fuori vengono le voci concitate di una donna e di un uomo massacrati di botte da alcune guardie proprio sotto le finestre.

FREUD - Intervenga, faccia qualcosa! Come vuole che creda in lei, a questo punto?

VISITATORE - Non posso, Freud.

FREUD - Ma tu sei potente!

VISITATORE - E' falso, Freud. Nel momento in cui ho reso l'uomo libero ho perso l'onnipotenza. Avrei potuto prevedere tutto in anticipo se avessi creato degli automi, delle macchine.

FREUD - Allora perché averlo fatto, questo mondo?

VISITATORE - Per il motivo che fa fare tutte le sciocchezze, il motivo senza il quale niente sarebbe: per amore. Abbassi gli occhi, caro Freud?... Ah già! A te un Dio che ama non piace. Tu vorresti un Dio che minaccia, un Dio che inarca le sopracciglia ed ha un fulmine nelle mani. Voi uomini preferite un padre terribile a un padre amoroso. Ma perché avrei dovuto far tutto se non per amore?
Ma voi non la volete la tenerezza di Dio, non volete un Dio che soffre, non volete un Dio che piange. Tu vorresti un Dio davanti al quale strisciare per terra, non un Dio che si inginocchia davanti a te..

La storia prosegue, altri personaggi entrano in scena e intrecci si svolgono. Arriva per il visitatore il momento di accomiatarsi. Freud è palesemente toccato dall’incontro, ma ancora non crede. Ancora vuole la prova che tolga ogni dubbio.

VISITATORE - Ero qui, Freud, nascosto (si tocca il cuore). Tu non mi hai mai trovato, ma non mi hai neppure mai perso. Ogni volta che ti sentivo dire che non credevi in Dio avevo l'impressione di ascoltare un usignolo lamentarsi di non conoscere la musica.

FREUD - lei non scavalcherà quella finestra come un qualunque mortale. Lei deve sparire! Qui, davanti ai miei occhi!

VISITATORE - Ancora dubbi, eh? Sempre dubbi. Sono un mistero, Freud, non un enigma.

Per chi fosse interessato ad approfondire, l’opera completa è disponibile su Raiplay (https://www.raiplay.it/programmi/ilvisitatore) in un allestimento del 2015 con Alessandro Haber e Alessio Boni.



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