Omelia - XXXI Domenica T.O. - 5 novembre 2023

Letture: Ez 18, 1-4.25-32; Mt 21, 28-32.


Carissimi fratelli e sorelle,

Come sapete nelle mie omelie mi trovo spesso ad insistere su quanto sia importante fermarsi e guardarsi dentro. Scavare in profondità o, utilizzando la metafora di Teresa d’Avila, raggiungere la stanza centrale del nostro castello interiore, la camera nuziale dove il Signore ci attende. Il nostro centro, raffigurato spesso con il simbolo del cuore. Lo stesso cuore nel quale Dio ha detto di aver scolpito i suoi stessi comandamenti, la Sua Parola (Dt 6, 6). 
Nei cartoni animati, nelle storie bambinesche, ai grandi dilemmi si da sempre una semplice risposta: “ascolta il tuo cuore”. Spesso vediamo uno dei personaggi arrovellarsi su una questione esistenziale, su una scelta importante. Riflette, usa la logica, ma poi la risposta arriva dal cuore. Fiabesco, ma come sappiamo sovente le fiabe nascondono grandi verità. E Dio, sempre in Deuteronomio, il primo comandamento che da è proprio questo: Ascolta! Si, Ascolta. Ma non il tuo cervello che si diletta in lunghi monologhi teatrali e che costruisce per te stanze all’apparenza più confortevoli di quella in cui ti attende lo Sposo al centro del castello. Ascolta i comandamenti del Signore che stanno nel cuore.

Ezechiele, nel brano che abbiamo letto, ci pone davanti un ulteriore elemento. Quello della responsabilità individuale connessa alla libertà che ci è data di seguire il comandamento e ascoltare, oppure lasciare che il nostro rumore interiore, spesso una cacofonia di suoni, occulti il richiamo dello Sposo.
Nel testo, Dio si rivolge al suo popolo e gli chiede “Sono le mie vie a non essere rette, o sono forse le vostre?”. La parola “retta” assume diverse sfumature di significato. Una via retta è una via piana, priva di curve, salite, avvallamenti. Una via che si percorre senza fatica. Oppure una via retta è una via giusta. In altre traduzioni, la parola “retta” è sostituita con “equa”.

Vi vorrei porre alcune domande. Ma noi, come esseri umani, siamo in grado di valutare effettivamente il costo effettivo di una scelta? Siamo in grado di valutare per davvero quanta fatica ci costerà intraprendere una via sulla quale ci siamo incaponiti?
Nelle scienze sociali si parla spesso di bias cognitivi, ossia quegli automatismi mentali che portano a trarre conclusioni sulla base di pregiudizi, credenze, scarsità di dati e mancanza di una visione d’insieme. Le informazioni in nostro possesso, quando compiamo una scelta, sono forse maggiori rispetto a quelle di Dio?

Nel Libro dei Numeri (cap. 22), viene presentato un profeta che non appartiene a Israele, Balaam il Moabita. Balaam ha il dono di poter proferire direttamente con Dio, di conoscere la sua volontà. Teme il Signore, ma non ascolta solo il suo cuore… molte delle sue decisioni vengono da mente e pancia. Siamo ai tempi delle peregrinazioni di Israele nel deserto in viaggio verso la Terra Promessa e la Scrittura ci racconta che Balaam venne assoldato dal re Moabita Balac per scagliare maledizioni al popolo di Dio. Pur conoscendo la volontà di Dio per il popolo eletto, Balaam decise di assecondare Balac. Famosa è la storia del viaggio di Balaam verso la città del re di Moab. Contrariato dalla decisione di Balaam di voler comunque provare a trarre vantaggio dalla richiesta di Balac, Dio decide di mandare un suo Angelo ad uccidere il profeta. L’asina, tuttavia, per ben tre volte, accortasi dell’Angelo davanti a loro a spada sguainata, per tre volte si oppone alla prosecuzione del cammino. Al che, Balaam inizia a bastonare l’asina. L’Angelo attende più avanti e Dio interviene facendo parlare l’asina: “perché mi percuoti? Se faccio così, c’è un motivo. Non ti sei accorto dell’Angelo”. E così anche Balaam vede l’Angelo.
L’asina per ben tre volte salva Balaam. Fosse stato per Balaam, il viaggio lo avrebbe condotto a morte certa. La via su cui si è messo Balaam, viene dal Signore o dall’ostinazione del profeta? 
Balaam, ascolta, comprende e si ravvede. E viene risparmiato. Balaam vede la strada più breve davanti a sé, la vuole percorrere il più velocemente possibile. Vede che al termine del viaggio lo aspetta la ricompensa di Balac per i suoi servigi. Dio, dall’altra parte, già aveva detto a Balaam “non partire”. Ma Balaam partì lo stesso. Fortunatamente per il profeta, Dio continua a trovare modi per farsi sentire. Fortunatamente, Balaam ascolta.
Se Balaam, imperterrito, avesse forzato l’asina a proseguire e fosse stato ucciso dall’Angelo, chi avremmo dovuto accusare della sua morte? Balaam è davvero in grado di valutare le conseguenze delle sue scelte, al di la di vantaggio immediato che può trarne? Oppure è Dio che conosce a cosa porta, realmente, la strada che il profeta intende intraprendere?

Convertitevi, e vivrete” dice il Signore nel testo di Ezechiele che abbiamo letto. Convertitevi, ossia, volgete al cuore la vostra attenzione. Ascoltate.
Trasformatevi. Questo è un altro significato della parola convertitevi. Ma trasformatevi nel profondo non in maniera superficiale. Aderite al modello di santità che Dio ha manifestato in Gesù e che ha promesso di manifestare in ciascun essere umano. Chi si pone in ascolto della Parola, pian piano vi si uniforma. Chi la sente solo con le orecchie, ma poi non si lascia trasformare, rischia di essere come il primo figlio del testo di Matteo (Mt 21, 28-32). Quello che alla richiesta del Padre di “andare a lavorare nella vigna” risponde “vado”, ma poi non ci va.

In Giovanni, al cap. 13, Gesù rivela quello che è il comandamento supremo: amarci gli uni gli altri. Se lo ascoltassimo davvero, la dove questo comandamento viene continuamente pronunciato, non sarebbe forse molto più semplice la nostra vita? Se ci siamo mai trovati a odiare qualcuno, chiediamoci quanto questo odio ci è costato e quanto dolore, fatica o anche solo “mal di pancia” ci saremmo risparmiati se avessimo dato ascolto al Signore.

“Ascoltate dunque. È proprio la mia via quella che non è retta? Non sono piuttosto le vie vostre quelle che non sono rette?” (Ez 18, 25)

A Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo, le Tre persone in un Unico Dio, il debito tributo di ogni onore, maestà, potenza, dominio e lode, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen

Giovanni+


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